
Correva l' anno 1988, attendevo le
quattordici con impazienza, i miei si erano finalmente decisi a far
installare la linea telefonica ed io, coalizzato con il mio storico
amico Tommaso, mi ero messo d'accordo per far squillare il telefono
alle 14 in punto; “Tommà, mi raccomando, alle quattordici chiama
questo numero, alle quattordici in punto, mi raccomando!”
Arrivarono le quattordici meno un
minuto ed io, seduto con i miei genitori a tavola, saltai dalla sedia
pronto per una delle mie solite performance: “A me l'attenzione
signore e signori, adesso mi avvicinerò a questo telefono del quale
nessuno conosce la numerazione e lo farò squillare!”Tommaso, in quanto a puntualità, era
infallibile e quindi fece il suo dovere.
Mia madre rimase di stucco, era
terrorizzata dal fatto che già a primo giorno quel numero telefonico
potesse essere stato “conosciuto” da qualcuno; aveva
espressamente chiesto alla telecom di non mettere nell'elenco
telefonico il nostro numero, per proteggere in qualche modo quella
che oggi chiamiamo privacy .
Sicuramente quello dei miei era stato
un eccesso, il massimo rischio che potevamo correre con il nostro
numero in elenco era quello di ricevere qualche scherzo telefonico.
Oggi le cose sono radicalmente
cambiate, anche per aderire ad una raccolta punti di un supermercato,
dobbiamo fornire i nostri dati personali, ci si sente sempre più
“osservati” e noi per proteggere ancora di più la nostra privacy
cosa facciamo? Ci registriamo in più social
networkpossibili, forniamo tutti i
nostri dati personali, le nostre foto, i nostri stati d'animo ad
internet.
Ed io? Raccontandovi questo
“preistorico” aneddoto ho in qualche modo predicato bene e
razzolato male? E' “salutare” riversare le proprie emozioni su di
una pagina html e poi non rivolgere la parola nemmeno al vicino di
casa?